La consuetudine al trattamento rieducativo dei bambini dislessici ha portato l’optometrista, così come lo psicologo e gli stessi insegnanti, alla constatazione di come tali bambini siano spesso disturbati a livello di sviluppo, costituzione e consolidamento della stima di se stessi. Il confronto con i compagni di classe che leggono bene genera, infatti, in loro un senso di frustrazione, frequentemente mascherato da un comportamento iperattivo (o ipoattivo) dal quale emerge un eccesso (o un rallentamento) di movimento, quasi sempre scoordinato, ed una labile capacità di attenzione. Particolari ambientali od oggetti di varia natura sono osservati apparentemente con estrema curiosità, e tuttavia subito dimenticati, quasi la loro esistenza materiale non riuscisse ad incidere la memoria di questi soggetti, né a permearne con concretezza e stabilità il fluttuante spazio visivo. Inoltre i bambini dislessici sono spesso colpevolizzati dai genitori ed insegnanti che ne attribuiscono l’insuccesso a pigrizia, mancanza di volontà e disinteresse per la scuola, rimproverandoli spesso, con l’effetto di accentuarne il complesso di inferiorità e di deprezzamento di se stessi. Posto di fronte ad un brano di lettura, per quanto di semplice esecuzione e tratto dall’abituale testo scolastico, il bambino mostra immediatamente un profondo senso di insicurezza e disagio reagendo spesso con giustificazioni del tipo:  “A me non piace molto leggere” oppure proponendo attività alternative che gli consentano di esimersi dallo svolgere lo sgradevole e penoso compito richiestogli. La serie di errori (vedi la sezione "COS'E' LA DISLESSIA”) non affiora interamente né sistematicamente ad ogni prova di lettura che, di volta in volta, può risultare di livello variabile; tuttavia il bambino dislessico non è spesso in grado di recepire e memorizzare il significato del brano letto poiché il suo sforzo di concentrazione si esaurisce nella fatica di decifrare correttamente lettere e parole.