Le abilità oculomotorie si sviluppano a partire dalla nascita fino all’età prescolare; nei primi anni di scuola primaria raggiungono la massima efficienza e accuratezza. Prima dell’inizio della scuola primaria, l’esperienza visiva del bambino si svolge in un contesto la cui componente principale è il gioco, la libertà di movimento e l’esplorazione attiva dell’ambiente intorno a lui. All’inizio della scuola primaria il bambino si ritrova immerso in un nuovo contesto caratterizzato da ambienti chiusi (l’aula), posizioni statiche e ristrette (il banco), esperienze visive che richiedono un elevato livello di attenzione (dalla lavagna ai libri e ai quaderni posti sul banco e viceversa). Molti bambini in questa fase manifestano notevoli difficoltà oculomotorie perché le loro esperienze visive precedenti non hanno consolidato la coordinazione e il controllo neuromuscolare necessario per muovere gli occhi in modo efficace ed accurato. Leggere richiede un impegno notevole e prolungato; impegna gli occhi a muoversi in modo sincronizzato e rapido mentre il corpo resta immobile e, allo stesso tempo, richiede un livello di attenzione elevato e una certa velocità nell’elaborazione degli innumerevoli stimoli che vengono raccolti dagli occhi mentre scorrono sui simboli grafici bidimensionali. Osservando gli occhi di una persona immersa nella lettura si nota che i movimenti che essi compiono non sono fluidi ma avanzano lungo le righe del testo compiendo una serie di saccadi (salti) rapide, separate da brevi pause di fissazione dalle quali si ricavano le informazioni visive. Il movimento che ne risulta è quindi un continuo susseguirsi di “stop and go”, che alterna fissazioni (stop) di durata variabile in relazione alla difficoltà del testo, all’età, alla capacità attentiva e alla lunghezza della parola (normalmente da 200-250 msec) e saccadi (go) che durante la lettura spostano gli occhi da sinistra a destra in tempi brevissimi (da 20 a 40 msec). Durante la fissazione si verifica l’estrazione delle informazioni contenute nel testo; ad ogni saccade lo sguardo avanza di circa 2 gradi, che corrispondono ad uno spazio di circa 7-9 caratteri. In funzione dell’abilità del lettore, le fissazioni e le saccadi possono variare, un lettore veloce infatti, ha generalmente fissazioni più brevi e saccadi più ampie. Nel corso della lettura i movimenti saccadici eseguiti dagli occhi si possono suddividere in tre tipologie:

Saccade progressiva: è il movimento che sposta gli occhi da sinistra a destra seguendo il testo.

.  Saccade regressiva: è il movimento che gli occhi compiono da destra a sinistra permettendo di riesaminare le parti di testo già lette.

Saccade di ritorno: corrisponde all’ampia saccade che, dal termine della riga, permette il ritorno a capo sulla riga sottostante; è spesso accompagnata da una saccade correttiva per allinearsi al carattere iniziale della riga.

Mediamente un bambino di prima elementare esegue 50 regressioni ogni 100 parole, mentre uno studente dell’ultimo anno della scuola superiore ne compie solamente 15.

  

 

 

 

Movimenti oculari registrati in un normo-lettore (a) e in un dislessico (b) durante la lettura di un breve brano. I pallini identificano le fissazioni:                                                               

 

 

La valutazione della precisione e della stabilità delle saccadi è estremamente importante nel diagnosticare le cause degli errori di inversione nei soggetti dislessici. Se un bambino non riesce a muovere gli occhi in modo sequenziale lungo la pagina, ma ha dei movimenti oculari che saltano avanti e indietro, bar potrebbe essere letto rab. L'optometrista comportamentale esamina i movimenti oculari dal punto di vista qualitativo, osservando l'abilità del paziente di mantenere la fissazione, di muovere gli occhi regolarmente lunga la linea di testo, di posizionarsi in modo preciso sulla mira senza andare oltre o fermarsi prima mentre effettua le saccadi.

 La parte di parola visivamente coperta durante la fissazione media (span di riconoscimento) varia in relazione all’età: è pari a circa mezza parola per fissazione in prima elementare e a oltre due parole per fissazione al termine dell’università. Lo span di riconoscimento è migliorabile(maggiore estensione) grazie al training visivo optometrico;questo permette di ridurre il numero delle fissazioni ed aumentare la velocità di lettura e, cosa molto importante, la capacità di comprensione del testo. Il movimento oculare è controllato da due canali neurologici: il canale TRANSITORIO (o parvocellulare) e quello PROLUNGATO (o magnocellulare). Il primo assicura che l’immagine persista durante la fissazione, mentre il magnocellulare si occupa di cancellare quella stessa immagine prima della fissazione successiva. Si intuisce come questi due canali interagiscono e si inibiscono a vicenda; un deficit a questo livello può tradursi in una difficoltà di lettura. Nel corso della lettura i messaggi raccolti dai bulbi oculari giungono, attraverso i nervi ottici, alla corteccia visiva primaria, da dove vengono poi trasmessi a circa trenta diverse aree visive dell’encefalo. La qualità della lettura viene espressa dalla sua velocità che evidenzia efficacia e competenza. E’ anche funzione dell’accuratezza (assenza di errori, inversioni, omissioni e altre imprecisioni) e della comprensione, ovvero della capacità di estrarre un significato adeguato dal testo letto. Il test più diffuso per la misurazione della velocità è il test MT (messo a punto dall’università di Padova).